IN VIAGGIO PER IL CALCIO. LA STORIA DI COULIBALY

Ho una casa, una famiglia, soldi quanto basta per mangiare e studiare. No aspetta, io voglio fare il calciatore. Mollo tutto e parto. Spengo il telefono, non avviso i miei, pago il biglietto solo andata del pullman da Dakar al Marocco e mi lascio tutto dietro. Ciao Senegal, buongiorno futuro. Mi chiamo Mamadou Coulibaly.
[voce da fuori campo] No, aspetta l’hai scritto male; è con la “K”.
Si scrive con la “C”. Dicevo, il mio futuro non è iniziato al meglio. Dormo da qualche giorno al porto, aspettando di partire. Un signore mi nota e mi porta in Francia con sé sulla nave dove lavora. Arrivo a Marsiglia. Mi sposto a Grenoble da una zia. Poi un uomo mi convince adandare a Livorno con lui. “Ci sono delle squadre che ti vogliono”. Non dura molto. Quell’uomo sparisce e mi abbandona in un albergo. Non conosco nessuno, non so l’italiano. Inizio a giocare sulla spiaggia e lì mi notano. Così faccio i provini con il Livorno. Ma non ho i documenti per giocare.
[voce da fuori campo] Ma no, non gioca nel Livorno. Gioca nel Napoli.
Non gioco nel Livorno né nel Napoli. Attualmente dormo per strada. Vado a Roma e lì mi dicono che a Pescara ci sono tanti senegalesi. Allora prendo il treno senza biglietto e parto. I carabinieri, però, mi trovano a dormire in un campo sportivo e mi portano in una casa famiglia a Montepagano.
[voce da fuori campo] Coulibaly… Pescara…. Allora il telecronista non era ubriaco. Un certo Coulibaly, mai visto né sentito ha giocato da titolare per 90 minuti contro il Milan.

Sì, è così che sono diventato famoso. O almeno credo. Giocando contro una delle mie squadre del cuore. Le altre sono il Manchester United e la Francia.
Insomma la mia storia è questa. Ho mollato una vita sicura, non torno a Thies dalla mia famiglia da due anni e mia mamma mi manca molto, ma sono salito su una barca senza voltarmi indietro, sapendo di non saper nuotare e rischiando la vita per il calcio. Non importa se all’inizio mi hanno rifiutato tutti: Cesena, Sassuolo, Roma e Ascoli. Ho continuato a giocare e ho studiato i movimenti alla tv. Poi un giorno il Pescara ha creduto in me. Già solo la panchina e gli insegnamenti di Oddo per me erano un sogno. Ora che Zeman mi ha fatto giocare un partita vera sento che era il mio destino. E’ il mio destino. Il futuro? Chi lo sa. Spero un giorno di giocare nella Nazionale senegalese. Ma sì sa, il futuro è tutto da scrivere.
[voce da fuori campo] E con una volontà così. Tutto è possibile.

Autore

Federica Frola
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