#FC: UN’ESTATE A BUDABEST

Pronto Tom, mi hanno appena invitato allo Sziget Festival 2013, metterò i dischi, il Campionato ungherese sarà già iniziato: trasferta di C’era una volta O Rei?
Grande Henry, non devi neanche chiedermelo, domani ci vediamo al Pub dal Polenghi, fissiamo le date e organizziamo!

L’occasione è imperdibile. Una settimana a Budapest, a inizio agosto, tra musica, monumenti, arte, belle donne, il tutto respirando l’aria dei Padri del Calcio europeo. E’ vero, il Calcio ungherese ormai non è più di primo livello, ma le radici delle storie che raccontiamo a C’era una volta O Rei affondano nel cuore pulsante dell’Aranycsapat, la Squadra d’oro. E’ questo l’appellativo con cui viene ricordata l’epica Nazionale di calcio dell’Ungheria degli anni Cinquanta. La compagine allenata da Gustáv Sebes, infatti, basava la propria innovativa organizzazione di gioco sui giocatori della Budapest Honvéd Football Club, prima Kispest, dal nome del sobborgo annesso alla capitale solo dal 1950, un po’ come il Manchester United, che in realtà è di Trafford.

Quella squadra si sciolse con la Rivoluzione ungherese del 1956 e così anche la Grande Honvéd. Si disperse per il Mondo, mischiando il proprio DNA a quello del resto d’Europa, generando squadre che ne hanno diffuso il ricordo, indelebile nella storia, nel mondo, così come in patria: Puskás per noi è più grande di un Primo Ministro, Puskás è l’Ungheria.
Ferenc Purczeld, attaccante. Militò nella Honvéd di Budapest e successivamente nel Real Madrid, ma questo lo sanno un po’ tutti. Difese i colori sia dell’Ungheria, suo Paese d’origine, in occasione del campionato del mondo 1954 e, successivamente, rappresentò la Spagna, suo Paese adottivo, in occasione del campionato del mondo 1962. Figlio d’arte, deve il cognome con cui è conosciuto alla scelta di suo padre, che cambiò il nome di famiglia nel 1937, in Puskás.

È considerato il miglior calciatore ungherese di sempre, mentre per il suo compagno e amico Alfredo Di Stéfano è il migliore di tutti i tempi. Terzo cannoniere della storia, ha realizzato oltre 1000 goal tra nazionale e club. Seconda punta molto veloce, dotato di un notevole stacco di testa nonostante la media statura e il peso, era dotato di una tecnica sopraffina, oltre che di un tiro incredibilmente potente e preciso. Nel suo palmarés, oltre a diversi titoli di campione d’Ungheria e di Spagna, figurano un Oro olimpico con l’Ungheria nel 1952 e tre Coppe dei Campioni nel 1959, nel 1960 e nel 1966, nonché una Coppa Intercontinentale nel 1960, sempre con il Real Madrid.

L’Arynycsapat giocava utilizzando il modulo della doppia M, variante del WM. Un 3-5-2, moderno e molto offensivo, che dava la possibilità di creare superiorità numerica nella parte offensiva del centrocampo, lasciando molto spazio ai tre rifinitori e, in particolare, a quello centrale. Divenne infatti celebre la locuzione di centravanti arretrato, oggi falso nueve, per riferirsi al ruolo ricoperto da Nándor Hidegkuti che agiva in posizione centrale, poco alle spalle delle due punte Sándor Kocsis e Ferenc Puskás. L’evoluzione del Sistema -questo era il nome con cui veniva definito il WM negli anni ’50- prevedeva l’arretramento delle ali e del centravanti a centrocampo e l’avanzamento delle due mezze ali in attacco. Questo modo di giocare, ma soprattutto il talento supremo dei suoi interpreti, portò quella nazionale a vincere i Giochi delle Olimpiadi nel 1952 e rese la Squadra d’oro protagonista di partite storiche. Nel 1953, infatti, sconfisse gli Inventori del Calcio allo Stadio di Wembley per 6 a 1, rinfrescandogli la memoria l’anno successivo con un 7 a 1 in Ungheria. Sfiorò anche il trionfo al Mondiale nel 1954, quando, sconfitto il Brasile nella Battaglia di Berna, perse in finale contro la grande Germania Ovest.

Torneremo a parlare della Grande Honvèd un po’ più avanti, in occasione della nostra visita a Kispest, dove abbiamo conosciuto la squadra -composta, tra gli altri, anche da Andrea Mancini e Davide Lanzafame- e l’allenatore, l’italiano Marco Rossi, che ricorderete con la maglia di Brescia, Sampdoria, Eintracht Frankfurt e con quella dei messicani del Club de Fútbol América. Li abbiamo incontrati prima del Derby contro l’Újpest Football Club, che, ovviamente, abbiamo visto e che vi racconterò.

La prima tappa del nostro viaggio, però, sarà il Nádor Hidegkuti Stadion, dov’è stato girato il film Fuga per la vittoria di John Huston. E’ lo stadio dove gioca il Magyar Testgyakorlók Köre Budapest Futball Club, la squadra dove militò, appunto, Nádor Hidegkuti, il primo centravanti arretrato della storia. Meglio conosciuto come MTK, è il secondo Club più titolato d’Ungheria e lo vedremo alle prese con lo Szombathely Haladàs, cui due stagioni dopo sarebbe approdato Tommaso Rocchi.
Progresso del Luogo del Sabato, questo è il nome tradotto in italiano della squadra di Szombathely (haladàs significa progresso, szombat significa sabato, hely significa luogo), la città più antica dell’Ungheria, capoluogo della provincia di Vas, a metà strada tra i Monti Köszeg e il fiume Rába.

Uno scontro tra nobili decadute di un calcio ormai dormiente dai tempi di Lajos Détari, ma che cominciava, già nel 2013, a dare segni di risveglio, seppur fuori dai confini nazionali, con quei giocatori che hanno composto la Nazionale ungherese approdata, dopo anni di anonimato, agli Ottavi di finale di Euro 2016, poi eliminata dal Belgio.

[TO BE CONTINUED…]

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