UN TIFOSO INTERISTA NAPOLETANO A ROMA

Se conosci il nemico e te stesso, la tua vittoria è sicura

[Sun Tzu, L’arte della guerra]

Quando mi è stato proposto di scrivere questo articolo, non so perché, mi è venuto subito in mente un film di Jhon Landis del 1981 intitolato “Un lupo mannaro americano a Londra”. Forse perché si parla di lupi o forse perché, come i protagonisti del film (due americani dispersi in una foresta dello Yorkshire), anche io mi sono ritrovato da “milanese” interista disperso, un po’ per scelta un po’ per lavoro, nei meandri della capitale: Roma.Quella Roma che da sempre è economicamente, politicamente e anche sportivamente acerrima rivale di Milano. Rivalità sportiva che si è acuita ancora di più nel post-Calciopoli quando, con la Juve in B, l’unica antagonista dell’Inter dei record è stata proprio la squadra giallorossa.
Antagonista, rivale, ma sempre seconda.

E proprio questo sentirsi “sempre i secondi” e uno scudetto che manca a questa città da troppo tempo ha esasperato non poco i tifosi autoctoni nei confronti dei colori neroazzurri.

Quindi torno al punto: come ho vissuto, da tifoso dei colori neroazzurri, nella capitale giallorossa? Prima di tutto devo dire che non ho mai e poi mai, nemmeno per un secondo, rinnegato la mia fede. E questo, vi assicuro, mi ha causato non pochi problemi. Soprattutto all’inizio. Tacciato in generale come il “milanese” (nonostante un sonoro accento partenopeo) mi sono dovuto muovere con discrezione tra i sempre presenti adepti “d’a Magggica”.
Partendo dal mio ex capo, romano e romanista doc, che sin dal primo giorno mi ha rifilato una serie di battutine e frecciatine a causa della mia dichiarata fede interista.
Poca cosa, non sono mai caduto nella trappola anche quando mi sentivo particolarmente toccato pensavo: “come reagirebbe l’avvocato Prisco?”
E così me ne uscivo con un sorriso beffardo e una battuta ironica.
E a proposito di ironia…Ironia della sorte, ho vissuto per i primi tempi proprio a Testaccio, un quartiere dove la Roma non è poi così tanto considerata, no. È solo una religione monoteistica. Appena entri nel quartiere ti ritrovi il Campo Testaccio, il campo del primo scudetto della Roma e 150 metri più avanti un murales con sopra una lupa gigantesca. Insomma, territorio nemico.
Ma tutto questo non ha fatto che stimolare solo di più il mio interismo.

Ricordo ancora il mio coinquilino, quando guardavo le partite dell’Inter ed esultavo ai gol che mi diceva: “abbassa la voce! Ma tu hai capito o no dove abitiamo?” Al mio primo Inter Roma il mio dirimpettaio testaccino (un uomo di 140 kg con tatuato S.P.Q.R. sulla spalla) mi fissò dalla finestra per 90 minuti fumando. Al gol di Icardi del 2-1 mi voltai salutandolo con la mano. Sempre il mio coinquilino corse a chiudere la finestra bacchettandomi di tenere poco alla mia vita.

Ricordo anche un derby ROMA LAZIO abbastanza teso, dove ovviamente mi ritrovavo a patteggiare per i cugini laziali. Al gol del pareggio di Djiordevic mi sono goduto lo show dell’unico laziale presente nel posto: un bambino di 11 anni che saltò sulla sedia urlando a squarciagola: “ORA NON CANTA NESSUNOOOOOO EH?!Ci sono tanti altri ricordi che potrei tirare fuori.
Ma quelli più belli sono e saranno sempre legati alle partite che ho visto dal vivo a San Siro, quando ancora ero “milanese”. Ricordo ancora il tiro di capitan Zanetti da fuori aria che ci regalò un prezioso 1-1 che tenne lontana la Roma al secondo posto e ci regalò lo scudetto 2007/2008.
E non dimentico nemmeno la cavalcata di Milito e il calcio di frustrazione che Totti rifilò a Balotelli nella finale di Coppa Italia 2010, quando conquistammo il primo trofeo dello storico triplete.

Tanti ricordi. Sempre di Inter-Roma.
Due squadre e due città che nel bene e nel male sono la mia vita.
E probabilmente anche la mia partita preferita del campionato. Sfida che rivivremo ancora una volta domenica sera. Io giocherò “fuori casa”, a Roma. Ma cambia poco. Con il cuore e la testa sarò sugli spalti del terzo rosso di S.Siro. Con il corpo invece sarò a Trastevere, in mezzo ai lupi.
Ma mai e poi mai mi sentirò una pecora.

Autore

Riccardo Di Capua
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1 commento su “UN TIFOSO INTERISTA NAPOLETANO A ROMA

  1. Pippe.troppe.pippe

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