TAVECCHIO VS ABODI, IL PALLONE POLITICO

A breve si svolgeranno le elezioni per la presidenza della Federcalcio. Per molti di quelli che seguono il calcio con la vocazione da tifoso e il disinteresse per gli ingranaggi che lo muovono, la scelta per un candidato o per l’altro non ha un senso chiaro. Cosa cambia se vince uno o l’altro,  pensa distrattamente il tifoso. Prima di iniziare a parlare di Figc e di queste elezioni tra due candidati opposti per modi, cultura e storia è bene capire di cosa stiamo parlando e per quale motivo la presenza di un presidente incide nella resa e nello spettacolo dello sport più seguito in Italia. La FIGC – Federazione Italiana Giuoco Calcio è l’organo di organizzazione e controllo del calcio in Italia, occupandosi sia di calcio a 11 che del calcio a 5. Ha sede a Roma, mentre il Centro Tecnico Sportivo Federale è a Firenze. Organizza i vari campionati di calcio professionistico e non.
Alla FIGC è inoltre affiliata l’Associazione Italiana Arbitri (AIA), la quale designa gli arbitri e gli assistenti arbitrali per le gare organizzate dalla Federazione. La FIGC dirige e organizza l’attività della Nazionale e delle nazionali giovanili; inoltre supervisiona, controlla e coordina le leghe che organizzano i campionati professionistici e i campionati a carattere dilettantistico di livello interregionale.Capire i meccanismi della Federcalcio permette di comprendere perché il presidente abbia un ruolo tanto importante e la candidatura sia mossa da interessi molti simili alle logiche partitiche del nostro Paese. Cerchiamo perciò di capire chi sono i due candidati:

CARLO TAVECCHIO, attuale presidente della Federcalcio, 74 anni il 13 luglio, è originario di Ponte Lambro, comune dell’Alta Brianza di cui è stato sindaco in quota Democrazia Cristiana dal 1976 al 1995. La sua scalata sportiva parte dal consiglio regionale lombardo della Lega Nazionale Dilettanti, di cui nel 1999 diventa presidente nazionale. Dal 2007 è stato anche vicepresidente della Figc. Ex dirigente bancario con un diploma di ragioneria, il suo vero plus è la lunga militanza a capo della Lega Nazionale Dilettanti.
Eletto presidente nel 2014, nonostante alcuni imbarazzanti episodi dialettici, quando espresse disinvoltamente delle idee sugli stranieri che arrivavano nel nostro calcio con la terribile battuta “Opti Poba prima mangiava banane e ora è titolare alla Lazio“. A seguire Tavecchio ha poi proseguito con gaffes sulle donne : “Finora si riteneva che la donna fosse un soggetto handicappato rispetto al maschio sull’espressione atletica. Invece abbiamo riscontrato che sono molto simili” o sugli ebrei: “Non ho niente contro gli ebrei, ma meglio tenerli a bada” e per non farsi mancare nulla anche sugli omosessuali: “Tenete lontano da me gli omosessuali“. Frasi che invece di danneggiarlo lo hanno persino reso un personaggio.
D’altronde Tavecchio è arrivato in un momento storico in cui l’antipolitica e il disprezzo per il politicamente corretto, rendeva le sue frasi per quanto inadeguate, ammissibili per un Paese che si indigna ma ride. Alla fine le discussioni sui Tavecchio hanno ripetuto lo stesso modello di accettazione: indignazione, metabolizzazione e ridimensionamento.
E l’asticella dell’istituzionalità si è drammaticamente abbassata.
Tavecchio ha poi dimostrato di saper svolgere il suo lavoro, interpretandolo secondo le linee guida dei suoi sponsor Lotito e Galliani.

Il suo attuale programma non prevedere riduzioni delle squadre nella massima serie: “Nel rispetto della volontà più volte espressa dalla maggioranza delle sue società e anche dalle componenti tecniche, non sembra attualmente percorribile la riduzione del numero di squadre“. Al contrario Tavecchio pensa ad una soluzione presa dalla Bundesliga: “con la previsione di due sole retrocessioni e non tre com’è attualmente, lasciando aperta la valutazione della formula delle due retrocessioni dirette più una decisa con lo spareggio tra una squadra di Serie A ed una di Serie B“.
L’idea di Tavecchio è quella di “arrivare ad avere in tre stagioni un format a 20 squadre, con a regime due promozioni e tre retrocessioni“.

ANDREA ABODI ha 56 anni ed è un riformatore. La sua provenienza è quella della destra romana: entrato nel mondo dello sport dal 2002 a Coni Servizi, lo ha fatto in quota Alleanza Nazionale. Background da manager, con particolare riferimento al mondo sportivo. Laureato in Economia e Commercio alla LUISS. Elaborato di Laurea su “Le sponsorizzazioni sportive nell’ambito della comunicazione d’impresa”.
Giornalista iscritto all’Albo Professionale dei Pubblicisti dal 1987, ha iniziato la sua carriera da manager come direttore marketing della filiale italiana del Gruppo McCormack, azienda specializzata nell’organizzazione di grandi eventi e nella gestione di talenti sportivi.
Fondatore e vicepresidente di Media Partner Group, è stato tra il 2002 e il 2008 membro del cda di Coni Servizi, oltre che direttore generale della Coppa del Mondo di baseball a Pescara. Poi, la Serie B. Che con lui è tornata ad avere una dignità e una prospettiva.. Abodi ha in testa da tempo la volontà di inserire nel tessuto calcistico del calcio che conta la salary cap, il marketing associativo e gli stadi di proprietà.
Direzione che, almeno in quest’ultimo caso sta già prendendo una buona fetta di club pur tra tutti gli intralci burocratici e le farraginose coniugazioni tra politici, affari e regole.
Dopo Roma e l’eterno dibattito sul nuovo stadio dei giallorossi, ora è il turno del Cagliari.

Il suo programma parte dalla premessa che ha fatto in un intervista al Corriere della sera: “La situazione del Pisa è emblematica. Per salvare non solo una società in difficoltà, ma tutto il campionato, sono andato ben oltre lo statuto, arrivando persino a fare da anello di congiunzione tra domanda e offerta. E mi è stato detto: chi te lo ha fatto fare? Invece penso che bisogna entrare dentro i problemi e provare a risolverli“. E si articola in “Mettere la gente al centro dell’attenzione. Comportamenti e linguaggio adeguati, a partire dai dirigenti e non mi riferisco a Tavecchio che a volte è stato male interpretato. Il terzo punto sono le infrastrutture“.
Interessante il passaggio in cui dice che “ci sono troppi fattori di decrescita: dalle presenze negli stadi, agli ascolti televisivi. Stanno diminuendo anche le affiliazioni delle società e i tesseramenti. Tutto questo va combattuto“.

In generale tra i due sfidanti ci sono differenze formali, ancor prima che sostanziali. Abodi è un uomo che intende trasformare la Figc in un azienda, riformando i rapporti tra leghe e cambiando la logica della sussistenza dei club.
Tavecchio media tra le logiche di bottega mantenendo lo status quo con idee che tutt’altro che banali.
Provo una sincera curiosità per Abodi con la consapevolezza che, come accaduto in passato, molte delle sue intenzioni si incaglino contro quel mondo litigioso dei presidenti di serie A e B e i meccanismi perversi che determinano la politica della Figc.

1 thought on “TAVECCHIO VS ABODI, IL PALLONE POLITICO

  1. Si ma l’anima dove sta?? Pensano solo ai soldi, ai meccanismi, ma la passione? Con una Juve prepotentemente più forte, sempre, non si riesce a riequilibrare il campionato. Nella formula 1 con tutti i difetti del caso ma almeno ogni anno c’è una speranza per tutti…

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Lapo de Carlo

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