SE UNA NOTTE D’INVERNO UN CALCIATORE

É tardi, molto tardi. Anche troppo per giocare a calcio in pieno inverno. Sono le ventidue e tredici di un gelido mercoledì sera quando io e i miei 4 compagni di squadra ci ritroviamo nello spogliatoio di uno sperduto campetto male illuminato nella periferia milanese.
Io sono il primo ad arrivare. Mi sono appena tolto le scarpe quando fa il suo ingresso uno dei componenti della squadra avversaria, un simpatico ragazzo dall’aria pulita. Scambiamo due chiacchiere, gli racconto di come in realtà io e i miei compagni ci troviamo su Fubles quasi per caso, che non lo usiamo mai e che abbiamo occupato tutte e 5 le caselle della squadra “nera” solo per farci una sgambata in vista della ripresa del campionato cui partecipiamo. Lui mi dice che dei suoi compagni di squadra, i “bianchi”, non ne conosce neanche uno. Buono a sapersi, ce la giochiamo sui meccanismi già rodati. Fubles, per chi non lo sapesse, è un social network dedicato al calcio. Volete organizzare un partita di calcetto ma non avete un numero sufficiente di giocatori? Su Fubles è semplicissimo: basta iscriversi, prenotare un campo e saranno gli utenti ad aggregarsi alla partita. Proprio quello che avevamo fatto noi, troppo pochi per giocare da soli, ma abbastanza per essere una delle due squadre in una partita organizzata da altri. Convenevoli, pacche sulle spalle, qualche battuta ed eccoci cambiati a bordo campo in attesa del nostro turno. Sono le ventidue e trentadue quando il responsabile del campetto, un uomo sulla sessantina evidentemente alle prese con una buona bottiglia di rosso, interrompe la partita dell’ora precedente con un paio di versi. Degli altri 4 componenti della squadra “bianca” ancora nessuna traccia. Possibile che abbiamo davvero rinunciato al tepore di un divano per essere paccati in modo così clamoroso? Fortunatamente (o sfortunatamente) NO. I 4 giocatori mancanti stavano giocando anche la partita dell’ora precedente. Le cose sono due: o si sono sopravvalutati o sono davvero bravi.

Illustrazione di selapennamidisegna
Illustrazione di selapennamidisegna

 

Al termine di un riscaldamento sempre troppo breve ha inizio la partita e bastano solo pochi scambi per capire. Gli avversari sono bravi, davvero. Per un’ora non facciamo che ballare sulle note di una musica che non abbiamo scelto, facendo più che mai del catenaccio&contropiede una ragione di vita.
Fra i bianchi c’è un giocatore in particolare che colpisce la mia attenzione, un ragazzo straniero che avrà da poco superato i trenta e che si muove sul pallone con la grazia di un ballerino. Non il classico giocoliere da campetto che non la passa mai, ma una perfetta sintesi di tecnica, velocità e pragmatismo. Sempre la scelta giusta fatta coi tempi giusti. Mai una parola fuori posto, ma perfino l’incoraggiamento che non ti aspetti, un “bravo!” o un “bel lancio” detti con sincerità, con la spontaneità di chi vive lo sport ben oltre la sfida, di chi percepisce la bellezza del gesto tecnico proprio perché ne è maestro, di chi gioca con la consapevolezza che il calcio è prima di tutto un gioco e che non sarà certo quel risultato a cambiare le cose.
La partita finisce 8-3 per loro. Come siamo riusciti a farne 3 ancora oggi non l’ho capito.
In metro verso casa una notifica mi avvisa che qualcuno degli avversari sta pubblicando le sue valutazioni sui giocatori. Le pagelle sono un grande classico di tutti i post-partita del mondo e Fubles non poteva fare diversamente. Ogni giocatore a fine gara può dare i suoi voti ad avversari e compagni di squadra, e con le medie realizzate di partita in partita costruisce il suo personalissimo ranking. Scorrendo la lista dei partecipanti riconosco l’atteso migliore in campo e di fianco al suo nome una parola mi salta all’occhio.“GOD”. Giuro, GOD. Scopro che il sistema fornisce anche degli appellativi in base ai risultati totalizzati nel tempo, e il suo è GOD. Istintivamente mi viene da sorridere, praticamente un dio del calcio. Forse è sceso a dirmi che è ora di appendere gli scarpini al chiodo. Il nome della mia fermata distoglie l’attenzione, telefono in tasca e pensieri in testa.

Autore

Giovanni Fusari
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