Gli eredi di Pippo Inzaghi

Non è Inzaghi ad essere innamorato del gol, è il gol ad essere innamorato di Inzaghi

[Emiliano Mondonico]

Filippo Inzaghi è e rimarrà sempre una leggenda per i tifosi del Milan, talmente luminosa che nemmeno una triste e deludente parentesi da allenatore della prima squadra la potrà mai intaccare.
Oltre a un indiscutibile amore per la maglia, il Superpippo calciatore aveva una straordinaria qualità che per certi aspetti somigliava molto a una missione divina: faceva goal. Con ogni mezzo o parte del corpo, lui segnava. Da qualsiasi posizione e in qualsiasi momento, Pippo era in grado di buttarla dentro. La quintessenza del calcio votato al risultato, niente fronzoli, solo palloni in fondo al sacco.
Ne ho sentiti molti nel corso degli anni storcere il naso e preferirgli attaccanti dal bagaglio tecnico più completo o fisicamente più strutturati, in grado di saltare l’uomo o realizzare gol spettacolari. Pippo invece ha costruito la sua carriera sulla semplicità: fare goal. Che spesso, se non si hanno difese colabrodo, vuol dire anche vincere.


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É il 13 maggio 2012 e, a dispetto del suo viso da eterno Peter Pan, Pippo Inzaghi decide di appendere gli scarpini al chiodo al termine della partita casalinga contro il Novara (vinta 2-1 manco a dirlo con un suo goal), lasciando pericolosamente vacante la sua pesantissima maglia numero 9 e dando vita a un casting che a distanza di 4 anni sembra sempre più una missione impossibile.[/stag_intro]


ALEXANDRE PATO
Il primo cuor di leone a voler provare l’ebrezza della 9 sulle spalle è Alexandre Pato, talentuosissimo attaccante brasiliano giunto al Milan ancora diciottenne nel 2008, e dopo un inizio spumeggiante da un paio d’anni alle prese con una clamorosa involuzione fatta di molti infortuni e pochi goal. Per la cronaca Pato viene ceduto ai brasiliani del Corinthians (dove per non sbagliare ha scelto la numero 7) dopo pochi mesi e la 9 resta di nuovo senza padrone.
/Inzaghismo: 4/

ALESSANDRO MATRI
Nell’estate del 2013 l’amministratore delegato del Milan Adriano Galliani si rende protagonista di una delle operazioni di mercato più disastrose della sua carriera, tuttora uno dei principali capi d’accusa nei suoi confronti da parte di una tifoseria comunque non molto indulgente: in un mercato di ristrettezze economiche acquista a titolo definitivo Alessandro Matri dalla Juventus (in cui svolgeva il fondamentale ruolo di panchinaro centrale) per 11 milioni di euro. UNDICI milioni, lo scrivo anche in lettere maiuscole come negli assegni. Il buon Alessandro, onesto mestierante del pallone verso il quale peraltro non nutro alcun rancore, si dimostra da subito caparbio e volenteroso, scegliendo nientemeno che la numero 9 per rilanciarsi. Il 27 ottobre 2013 arriva il suo primo ed unico gol con la società milanese, nel corso peraltro di una trasferta persa 3-2 contro il Parma. E ho detto tutto.
/Inzaghismo: 3/

FERNARDO TORRES
Il Milan 2014/2015 cerca di uscire dalla crisi psico-tecnica in cui sta scivolando con una mossa per certi aspetti clamorosa: Pippo Inzaghi in panchina. Proprio lui, la leggenda rossonera viene strappata alla guida della Primavera per rilanciare la Prima squadra. E la ciliegina sulla sua torta di benvenuto è l’acquisto (o meglio prestito biennale..) di Fernando Torres, bomber spagnolo divenuto famoso a suon di goal con la maglia di Atletico Madrid e Liverpool, prima di passare al Chelsea nell’estate del 2011. Un sogno che si avvera, non fosse che nei suoi ultimi 12 mesi Torres ha realizzato qualcosa come 11 reti in 41 presenze totali con la maglia dei Blues, e che il suo neo allenatore Mourinho avrebbe pagato anche di tasca sua pur di levarselo di torno. Se due indizi non fanno una prova a sgomberare il campo da ogni dubbio ci pensa Fernando: 1 gol in 10 presenze fino a gennaio prima di un ritorno a Madrid sponda Atletico nell’ambito di un roboante scambio di prestiti con Alessio Cerci. ALESSIO CERCI, lo scrivo anche questo in maiuscolo.
/Inzaghismo: 4/

MATTIA DESTRO
Per sostituire lo spagnolo il 30 gennaio 2015 sbarca nella Milano rossonera Mattia Destro. Sì, Quel Mattia Destro: primavera Inter, breve parentesi al Genoa, esplosione a Siena e complici gli infortuni un’esperienza fatta di alti e bassi nella Roma. Ingolosito dalla leggendaria 9 rossonera non ci pensa due volte e se la mette sulle spalle. Giunto in prestito oneroso con diritto di riscatto, Mattia ce la mette tutta per dimostrare di essere all’altezza e con 3 reti totalizzate in 15 presenze non ci riesce. A fine stagione rientra nella capitale prima di passare a titolo definitivo al Bologna dove tuttora non ci riesce mica tanto.
/Inzaghismo: 5/

LUIZ ADRIANO
Nell’estate del 2015 la proprietà rossonera con qualcosa a metà fra un sussulto d’orgoglio e un attacco isterico decide di tornare a spendere, e dei circa 80 milioni investiti sul mercato 8 sono destinati all’acquisto a titolo definitivo dallo Shakhtar Donetsk di Luiz Adriano, centravanti brasiliano 28enne che in Russia aveva totalizzato ben 128 reti in 266 presenze (addirittura 23 delle quali in Champions League). Decisamente un discreto bottino. Appena arrivato sceglie di indossare la numero 9 e nella sua prima stagione realizza BEN 6 reti in 29 presenze. Forse per scaramanzia con l’inizio della nuova stagione ci prova con la 7 ma gli 0 (ZERO) goal segnati finora nelle pochissime presenze totalizzate dimostrano che anche cambiando il numero di maglia il risultato non cambia. Attualmente sembra sul punto di spiccare il volo verso il campionato russo, ma finché non vedo non credo.
/Inzaghismo: 3/

GIANLUCA LAPADULA
l primo mattoncino dell’ennesima stagione di riscatto rossonera (che finalmente sembra essere partita col piede giusto) è stato l’acquisto di Gianluca Lapadula, centravanti di origine torinese giunto nel calcio che conta alla “veneranda” età di 26 anni, dopo l’esplosione nelle ultime due stagioni vissute fra Lega Pro e Serie B con le maglie di Teramo e Pescara. Anche a lui è stata assegnata la maglia numero 9. Siamo solo all’inizio, ma dopo un primo periodo di naturale adattamento al salto di categoria Lapadula sta dimostrando con sudore e prestazioni convincenti di meritare la maglia del Milan. Soprattutto di questo Milan, che negli ultimi anni non ha certo fatto della tecnica individuale uno strumento di selezione all’ingresso. La speranza mia, e credo quella di tutti i tifosi rossoneri, è che dopo tanti tentativi andati a vuoto Gianluca riesca a meritarsi a suon di goal anche il numero che ci sta sopra.
/Inzaghismo: 6, con un + d’incoraggiamento/

Autore

Giovanni Fusari
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