#FC: Un giorno a Zagabria – Part II

Il Taxista arriva puntuale, come d’accordo, e ci porta al campo della Nogomenti Klub Lokomotiva Zagreb per l’amichevole contro la squadra di terza categoria di cui, purtroppo, non ricordo il nome. Era l’Agosto 2012 -come vi dicevo- e non ho mai avuto buona memoria per i nomi.
L’accoglienza è simile a quella ricevuta sul campo del Vrapçe Stadion: una signora esce gridando da un ufficio e ci minaccia di chiamare la guardia, che sente le urla e arriva di corsa. Siamo in mezzo al nulla e preghiamo che qualcuno ci capisca, in caso contrario speriamo che dalla Farnesina ci vengano a recuperare tra i boschi, dove saremo costretti a rifugiarci. Fortunatamente capiscono -o almeno così parrebbe- e ci fanno accomodare a bordo campo, di fianco alle panchine, tra i residenti che si accalcano attorno al campetto per vedere all’opera i propri ragazzi, i talenti più giovani della Lokomotiva, impegnati nella sgambata infrasettimanale.

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La partita è divertente, qualche buon colpo, qualche talento già in odore di Under 21 -evidentemente disperso perché ormai sono passati quattro anni e non li abbiamo più sentiti nominare-, fino alla girandola dei cambi, verso la fine del secondo tempo, quando abbiamo dovuto smettere di seguire la partita.
Ogni calciatore sostituito, infatti, sentendoci parlare italiano e vedendoci a bordo campo, in prossimità della panchina, passava a stringerci la mano e a salutarci, convinto di essere al cospetto di osservatori giunti al campo per prelevare talenti da esportare. Il problema è che la stessa convinzione l’aveva un Dirigente della Lokomotiva che proseguì a parlarci dei suoi ragazzi anche quando gli spiegammo che eravamo semplici giornalisti appassionati. Capite troppo, giornalisti capiscono kazo, voi osservatori. Niente da fare, non ci ha mai creduto.

Il Taxista ci aveva dato appuntamento alla reception del nostro albergo il giorno seguente, alle 17.30, per portarci al Maksimir Stadion per Dinamo ZagabriaSheriff Tiraspol. Ha insistito sia per accompagnarci, al fine di assicurarsi che fossimo ben istruiti, che per venirci a riprendere alla fine della partita, per riportarci in albergo e salutarci. L’indomani, infatti, avremmo ripreso il nostro viaggio verso Belgrado.

Ci salutiamo all’inizio di un lungo viale transennato dalla Polizia, dove ci saremmo rincontrati qualche ora più tardi, dopo la partita, e ci indica la direzione per lo Stadio. Camminiamo per una decina di minuti e arriviamo al Maksimir. Scegliamo senza indugi il bar dei Bad Blue Boys per bere una Karlovačko e mangiare qualcosa prima della partita. Il locale è un normalissimo bar diurno a bordo strada, con il più classico dei dehor, sovraffollato di tifosi della Dinamo e gestito da tifose della Dinamo, le Bad Blue Girls.
Entriamo, chiediamo tre birre e usciamo sul marciapiede, davanti al bar, in bella mostra, per farci riconoscere. Pochi istanti dopo, un ragazzo -che fino a qualche istante prima ci scrutava mentre chiacchierava, seduto sui gradini di un palazzo, con altri due uomini- mi chiede da accendere. Annuisco, gli parlo in italiano. Ci guarda, sorride, accende la sigaretta ed esclama: Buon divertimento! Pacca sulla spalla e si risiede con gli altri due, che ci salutano con un cenno del capo.
Potevamo entrare, sederci e mangiare, non eravamo della Transistria, eravamo lì in pace, per goderci il Calcio, nessun problema. In realtà tifosi dello Sheriff erano in tutto cinque, isolati nel centro del settore ospiti, circondati da un gruppo di Robocop che toglievano ogni minimo istinto di ribellione solo al primo sguardo.
La partita trascorre rapida e piacevole fino al 4 a 0, quando abbiamo capito perché i Bad Blue Boys in Curva -e il relativo contro-coro situato nella tribuna opposta alla nostra- continuassero a ripetere una cantilena -che, grazie alla traduzione di un nostro vicino, abbiamo capito essere sull’alcol, il tabacco e le donne-, fischiati dal nostro settore di Stadio.
Appena siglata la quarta rete, infatti, dai due settori Ultras è cominciata una vera e propria pioggia di torce. La partita, prontamente sospesa dall’arbitro, è ripresa solo al secondo annuncio: se fosse proseguito il lancio d’oggetti in campo, l’UEFA sarebbe stata costretta a sospendere la partita, dando il 3 a 0 a tavolino alla squadra ospite con conseguente eliminazione dalla competizione per la squadra di casa.
Il risultato rimane invariato fino al termine della partita, in un clima di assoluta tensione, mantenuto in ordine dai Robocop, armati fino ai denti, che nel frattempo avevano circondato tutti i settori del Maksimir.
La protesta nasceva a causa dell’atteggiamento dei calciatori della Dinamo, rei di essere stati pescati più volte ubriachi, in discoteca, durante le settimane precedenti. Non aveva importanza vincere 4 a 0 se il loro comportamento fosse proseguito a essere quello dell’ultimo periodo, dovevano prima di tutto imparare il rispetto per la Maglia che indossavano e per il Popolo che stavano rappresentando, altrimenti qualificarsi alla fase finale di una competizione europea non avrebbe avuto alcun significato sociale. Il calcio nei Balcani, non è solo uno Sport.

Purtroppo, spesso, i calciatori croati -e balcanici in generale- hanno esagerato nei vizi, per presunzione, per spocchia, rovinando possibili risultati eccezionali per colpa dei particolari, tralasciati per una scappatella: tanto poi con il talento... Uno di questi è Robert Prosinečki, talento cristallino ma estremamente vizioso, soprattutto durante quel periodo, quando sedeva sulla panchina della Crvena Zvezda di Belgrado, alla sua prima esperienza da allenatore dopo esser stato il vice allenatore della Nazionale croata: Sarebbe un allenatore migliore di Mourinho se non fosse sempre al bar. E’ il numero uno ma è sempre ubriaco, come quando giocava. Se non fosse stato così, altro che Maradona! Così ci spiegò il Taxista prima di salutarci. La mattina seguente saremmo ripartiti: direzione Belgrado, dove avremmo potuto toccare con mano quanto da lui affermato in quell’ultimo viaggio sulla sua automobile pre-condizionatore.

La prossima tappa sarà la Città Bianca, con le sue strade ricche di Storia e di racconti, la Crvena Zvezda di Prosinečky, quella dell’unico giorno di nebbia nella storia di Belgrado, i Delije, Yuogovinil –il negozio di vinili più bello che si possa trovare-, il Partizan -con parte della tifoseria gemellata con parte di quella del Milan, contro ogni logica storica-, il centenario Omladinski fudbalski klub Beograd che avrebbe giocato in casa, qualche giorno dopo, per la Superliga.

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