#FC: A BELGRADO È SUBITO DERBY – PART II

Scendiamo dal Taxi proprio di fronte al Marakana, come da accordi presi il giorno precedente, e il ragazzo del bar ci viene immediatamente incontro, ci abbraccia e ci presenta il suo amico Delije, che ci farà da Cicerone durante il nostro Tour privato dello Stadio e del più antico Museo dedicato a una squadra di Calcio che sia mai stato realizzato. E’ molto alto. E’ sorridente, ha circa trent’anni, una folta chioma nera, il viso pulito e i tratti somatici, un po’ spigolosi, tipici dei Serbi. Parla italiano molto bene. Gli offriamo caffè e brioches secondo la migliore tradizione nostrana o, almeno, ci proviamo: siete nostri ospiti in tutto, per noi è un onore. Comincerei con il farvi visitare il Museo, che è qui al piano superiore, poi da lì usciremo passando per la sede, che però non potrò mostrarvi, e vi farò accedere al terreno di gioco, passando dallo storico Tunnel, quello che fa tremare le gambe ai calciatori e che attraversa la pancia del nostro Stadio.

Siamo ovviamente emozionati come dei bambini. Ho sempre avuto il mito della Crvena zvezda e grande passione per i calciatori Jugoslavi, sin da piccolo, e da prima di me, avendo diciotto anni in più, l’ha Henry, mentre Ale ricorda le sfide tra Delije e Fossa dei Leoni, di cui faceva parte, al seguito del Milan di Sacchi e poi di quello di Ancelotti, quando ormai la Fossa dei Leoni non esisteva più. Saliamo le scale affiancati dalle fotografie che raccontano la storia della Stella Rossa, dopo essere passati dalla zona stampa. Eccoci finalmente all’interno della sala in cui sono esposti decine e decine di Trofei -tranne la Coppa Intercontinentale, perché la Dirigenza non aveva fondi a sufficienza per acquistarne la copia dopo aver restituito l’originale alla FIFA e nel corso degli anni non gli è mai interessato recuperarla, così ci racconta il nostro Virgilio-, di gagliardetti e memorabilia di varia natura. La prima cosa mostrataci con orgoglio dal mio coetaneo Ultrà della Stella Rossa, però, è il triangolo di stoffa che il Capitano Franco Baresi consegnò a Dragan Stojkovic il 9 Novembre 1988.

Inizialmente rimasi stupito che non mi avesse mostrato il gagliardetto della Finale di Bari, ma in pochi secondi tutto fu più chiaro: Ho 31 anni e in 31 anni a Belgrado c’è stato un solo giorno di Nebbia: il 9 Novembre 1988! Non c’è mai stata nebbia a Belgrado, ma quel giorno c’era il Milan, la più grande squadra di sempre e quello è stato un messaggio dall’alto, il nostro turno sarebbe arrivato qualche anno dopo, lì dovevate vincere voi. Tutti noi della Stella Rossa amiamo il Milan e quando siete tornati, nel 2006, per noi è stato fantastico, abbiamo respirato di nuovo l’aria del Grande Calcio, i nostri padri parlano sempre del Milan e tutti noi lo amiamo, tranne Savicevic perché i Montenegrini non hanno voglia di lavorare [Risata].

Tutto meraviglioso, tranne quell’ultima uscita: ho la fotografia autografata del Genio appesa in salotto, per me lui è stato più di un calciatore, è stato un sogno capace di distogliermi dai malanni e dal seguente addio di Van Basten… e lui mi ha detto quella frase solo per farmi arrabbiare! Maledetto! Ci abbracciamo, ridiamo e prosegue nel racconto.

Belgrado è una città fortemente legata al Milan e il Marakana è da sempre uno dei grandi crocevia dei successi Rossoneri, per questo motivo ci sentiamo molto legati a voi, nonostante l’illogico gemellaggio tra la Curva Sud e i Grobari -del resto ai giorni nostri i gemellaggi non si stringono su basi storiche, ma su fatti di convenienza-, sodalizio talmente assurdo da essere vittima di sfottò proprio durante il Derby del 16 Novembre 2012 quando noi Delije abbiamo sollevato una banconota gigantesca a rappresentare le basi di un’associazione storicamente incomprensibile e basata su commerci poco limpidi.

Quando c’è il Derby, la Città Bianca si accende, nel vero senso della parola, e l’atmosfera si infuoca: cortei e cori compatti e continui, prima, durante e dopo la sfida, un arsenale pirotecnico da far invidia alla Dinastia Sung: bombe carta, fumogeni, torciate stile nebbia 1988; non si fanno prigionieri perché non ci sono vincitori o vinti sulle gradinate, solo la sfida tra due eccezionali realtà Ultras, orgogliose, fiere e inarrestabili. Giusto il tempo di raccontarci quanto siano legati a Walter Zenga -che, infatti, ha trovato spazio tra le fotografie dei grandi allenatori della storia della Crvena zvezda- e di confermarci quanto detto dal Taxista macedone a Zagabria a proposito di Robert Prosinečki -che infatti di lì a poco verrà esonerato- e ci trasferiamo all’esterno del Museo e della Sede centrale, proprio nello spiazzo di cemento che porta al Tunnel. Siamo circondati da murales coloratissimi che rappresentano i Delije e che dovrebbero incutere timore, come se quel tunnel che scava nella pancia del Marakana, proprio sotto il terremoto che creano i Tifosi che lo sovrastano, non incutesse sufficientemente timore. A completare la parete è un affresco gigantesco dei Campioni d’Europa 1991.

Percorriamo il Tunnel -buio e affrescato alla bell’e meglio- e posso garantire che qualsiasi cosa dovessi scrivere in questo momento per spiegare la sensazione che abbiamo provato, non sarebbe sufficiente. Brividi lungo la schiena e cuore in gola: ci stiamo immaginando il Derby Eterno. Sbuchiamo sul campo di gioco, proprio sotto la Curva Delije, vuota, ovviamente, ma vestita dai resti di mille epiche battaglie. Tastiamo l’erba e percorriamo tutto il perimetro dello Stadio. E’ stata davvero una grande emozione, indescrivibile, per me la Crvena zvezda è più di una squadra per cui simpatizzo, è un mito che va oltre la ragione, è un sogno che osservavo da bambino in televisione, in grado di vincere giocando un calcio incredibile e di battere il Marsiglia in Finale di Coppa dei Campioni; quel Marsiglia che per un bambino milanista, che non poteva capire che il vero problema era stato Galliani, rappresentava il male assoluto.

Usciamo dallo Stadio e salutiamo i ragazzi con un abbraccio che vale più di mille ringraziamenti e una lacrima -chi ti permette di accedere a tali emozioni, ti resterà sempre nel cuore-, solo dopo aver compiuto il giro completo dell’esterno dello Stadio, totalmente affrescato dai Delije.

Decidiamo di scollinare, senza dirglielo ovviamente, e di recarci allo Stadion Patizana per un rapido tour nella “tana del nemico”, che purtroppo è chiusa al pubblico, tranne lo shop, ma che all’esterno presenta affreschi interessanti. Nel pomeriggio ci aspettano lo Stadio del Fudbalski Klub Obilić e del Fudbalski Klub Bask, due pezzi importanti della Storia del calcio Jugoslavo e non solo.

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