Gli amici di Ranocchia

Il gioco del calcio sta assumendo un ruolo ed una dimensione che ha tutta l’aria di un progetto finalizzato ad allontanare l’opinione pubblica da temi più impegnativi. Lo strumento è un giornalismo mediocre e filisteo, con tutti i media schierati in campo e che specie in Italia tende a narcotizzare l’opinione pubblica iniziando dal linguaggio, assimilato ormai dagli stessi protagonisti. Impoverito nei significati e telegrafico nell’impostazione il lessico manifesta la sua pochezza nelle interviste ad allenatori e calciatori che rispondono ad un rituale becero e noioso nel quale domina la locuzione “è molto importante”, che racchiude ogni aspetto della vita civile, perchè  affermare che qualcosa è molto importante è imporre una visione retorica che mette a tacere ogni obiezione e questo Xavier Zanetti lo sa bene.

Per esempio in gergo giornalistico si definisce “erroraccio” ogni intervento di un difensore vittima dell’abilità di un attaccante, tutto con una crudeltà compiaciuta, come se chi scrive fosse immune da lacune concettuali o grammaticali. In fondo un giornalista è bravo nella misura in cui lo è anche il suo lettore. E qui entra in campo una diffusa disinformazione generica, un tasso culturale che malgrado o a causa dell’invasione digitale è schiavo dei sacerdoti di wikipedia: se non hai il pc o il tuo smartphone sei perduto. Il risultato è una visione tamarra che ha nei tatuaggi, bicipiti scolpiti e pettinature il proprio codice genetico. Un’onda sconcia che come l’ISIS distrugge il passato e domina il presente, identificandosi in squallidi guerrieri, in eroi protervi e digitali. In modo grottesco in ogni circostanza si pretende l’educazione senza che se ne conosca il significato, l’origine e la funzione.

Ciascuno si costruisce una modalità di comportamento ordita dai propri desideri, senza alcun metodo, dove l’epica è targata MARVEL. E la curva, non più un’espressione geometrica, è un luogo pericoloso, portatore di un’ideologia miserabile e ricattatrice.

Il giustizialismo tipico dei regimi estremi pretende un colpevole, un capro espiatorio e se lo inventa, lo mette alla gogna. Nessun grado di tolleranza da parte di una giuria di vendicatori senza ideali ed ecco cotto e servito Andrea Ranocchia, difensore centrale dell’Inter, ma anche Mario Balotelli è un bersaglio appetibile come Antonio Cassano e Riccardo Montolivo e pochi altri, indicati dai sanculotti del calcio come i reprobi da mettere in croce.

In tal senso la vicenda di Andrea Ranocchia andrebbe studiata con attenzione, perchè pur trattandosi “solo” di un giocatore di calcio la sua vicenda può prefigurare un futuro non lontano dove ciascuno di noi dovrà rispondere ad una giuria invisibile con liste di proscrizione e pagelle redatte nel segreto di redazioni invisibili o nei covi dei nuovi legislatori del pensiero e delle azioni: gli ultrà o chi per loro.

Andrea Ranocchia, il cui cognome è il primo sciocco addebito che gli viene mosso, è un giovanotto di 28 anni alto quasi due metri. Il volto gradevole e rassicurante è un altro addebito, come l’assenza di tatuaggi o di pettinature piratesche. Pur essendo un difensore si muove con eleganza e la sua tecnica calcistica è raffinata, se necessario è anche acrobatico. I suoi interventi di testa sono numerosi, in ogni partita spezza il fronte d’attacco avversario appunto con interventi che risultano decisivi. Il suo giorno fatale è quando gli viene affidata la fascia di capitano dell’Inter. Sono tutti concordi nell’affermare che si tratta di un’ottima scelta. Da quel momento inizia il calvario di Ranocchia: giunta ad uno snodo epocale dopo il maledetto triplete l’Inter non va. Ci sono questioni economiche come il famigerato “fair Play” amministrativo che riduce la società, così come i loro cugini del Milan, in uno stato miserevole. E qui i sostenitori dell’Inter impazziscono, frustrati da un presente che vede trionfare lo strapotere economico della Juve-Fiat. Una situazione insopportabile per chi fa del calcio la cosa più importante tra quelle meno importanti ed ha inizio la caccia ai colpevoli. Non i dirigenti, che come gli uomini politici sono presenze convenzionali, non gli allenatori, che vanno e vengono con un turnover da record, ci vuole qualcuno da impiccare in piazza, un capro espiatorio ed ecco che Andrea Ranocchia viene martirizzato proprio a causa delle sue caratteristiche psico-somatiche. Ogni gol incassato dall’Inter è per sua colpa, dimenticando che il centrocampo della squadra con la partenza di Cambiasso e Stankovic è terra di nessuno. In quella bolla si avventano giocatori di ogni razza e paese banchettando sulle spoglie della squadra nerazzurra. Ed anche se non gioca è colpa di Ranocchia. Poco autorevole, dicono, con quella faccia da bravo ragazzo viene sbertucciato e si dimentica che nella stessa partita nella quale è abbandonato da inetti compagni ha nel frattempo interrotto l’azione avversaria più volte di quante si dimentichi.

Un attaccante può sbagliare impunemente decine di palloni, capita quasi sempre se non sei Maradona, e quando fa gol il pubblico presente ha una sorta di estasi accomunando l’autore del gol agli eroi di ogni tempo, amandolo, donandogli se lo volesse mogli, figlie e denaro. Un difensore no. Deve allora essere un “bastardo”, un pirata, un simulatore, deve cioè rappresentare una figura salvifica, secondo la visione del tifoso, mostrare forza, ferocia agonistica, cinismo e secondo i codici della fisiognomica deve avere tratti marcati, deve nell’immaginario del tifoso essere il corrispettivo di un eroe da fumetto, deve essere il Danny Trejo degli stadi.

In tale contesto Andrea Ranocchia è l’esatto contrario di quanto il tifoso  pretende. La società stessa si pone al servizio della tifoseria più becera  togliendogli la fascia di capitano, umiliandolo vergognosamente, affidando la fascia ad un calciatore di ventura come Icardi e Ranocchia sprofonda in un inferno professionale che non sembra avere fine. Ma giustizia è fatta! Senza di lui l’Inter ripartirà verso un futuro trionfale, che la vede nelle tenebre di una classifica fallimentare, la prima delle ultime dalle quali dovrà guardarsi. Ora alla società nerazzurra non resta altro che inventarsi un altro Ranocchia sul quale scaricare colpe e responsabilità, chi sarà? Per ora Santon sembra spuntarla su altri concorrenti…

santon

1 Commento

  1. Non per accrescere le colpe di Ranocchia, ma come puo’, gia’ ammonito, attaccarsi al suo avversario nella nostra area. Ringraziamo l’arbitro che non ha dato il rigore (forse non lo ha dato in quanto ne aveva concesso uno inventato). Mi riferisco ad Inter Southempton. E poi lo ha visto lo scorso anno con la Samp? Un disastro!

Aggiungi un commento

Your browser is out-of-date!

Update your browser to view this website correctly. Update my browser now