#FC: UN GIORNO A ZAGABRIA

Sono le 10.30 del mattino quando arriviamo in Santa Monica, quella senza il mare però: via Santa Monica, Milano, zona Fulvio Testi. Ale ed io abbiamo appuntamento con Henry, pronti a partire per Zagabria, poi Belgrado, e rientro con tappa obbligata a Trieste per un omaggio alla tradizione: Spritz Bianco al Caffè Tommaseo, il più antico della città, luogo impregnato dei versi di Umberto Saba e disegnato dai burberi sorsi del Paròn Rocco.

Il motivo del viaggio è semplice e folle: riscoprire paesi fantastici e culture ricchissime che l’Occidente ha dimenticato, forse, troppo in fretta. Calcio, Politica, Cultura, Musica e Sottoculture giovanili, il tutto legato a doppio filo, come in Italia non avviene da troppo tempo e, forse, da mai. Dopo quasi sei ore di viaggio arriviamo a Zagabria, Hotel Laguna: due casermoni in perfetto stile Comunista, dove ci viene offerta la possibilità di scegliere la camera preferita tra quelle precedenti al Regime o successive al Regime. In sostanza: pre-condizionatore o post-condizionatore. Post, grazie. L’Hotel è in periferia, Kranjčevićeva 29, esattamente dove desideriamo alloggiare, di fronte allo Stadio del NK ZagabriaNogometni Klub Zagreb– il Club più antico di Croazia, il Club dei Poeti, la squadra del grande scapigliato Silvije Strahimir Kranjčević, cui è stato dedicato il Club, la via e lo Stadio, dove i White Angels, Gruppo Ultras che sostiene la squadra, si recano a vedere la partita e che, quasi ogni sera, diventa il luogo di riferimento per la cena e il dopocena dei ragazzi del quartiere.

1-1-whiteangelsImmaginatevi lo Stadio di un paesello della provincia italiana, quelli che calcava vostro figlio, vostro fratello, il vostro fidanzato prima di conoscervi, quelli dove giocavate o, tuttora, giocate: erba spelacchiata e una tribuna laterale arrugginita, obsoleta ma ricca di fascino, di amore, di passione; incastrate un Ristorante proprio sotto la tribuna, aggiungete due personaggi degni della Banda Fratelli che grigliano carne, pesce e arrostiscono maiali allo spiedo mentre servono Karlovačko ghiacciata -una delle birre migliori che abbia mai bevuto- e avrete lo Stadion Kranjčevićeva.

Abbiamo cenato in maniera semplice e genuina, ma la cosa migliore è avvenuta al termine della cena, quando abbiamo brindato con i ragazzi dei White Angels che, incuriositi dai volti nuovi, si sono presentati offrendoci bicchierini di rakija, famosissima grappa croata, biascicando una lingua strana ma comprensibilissima dal terzo brindisi in avanti. Se non avete provato la rakija fatta in casa, non avete affatto provato la rakija, come si fa a rinunciare?
Il Calcio croato è posseduto dalla Mafia, come da voi in Italia ma molto peggio. Dice uno dei più anziani del gruppo, uno Spugna –il Quartiermastro della ciurma di Uncino, Isola che non c’è, seconda stella a destra e poi dritto fino al mattino- di lingua slava, per intenderci, che porta con sé le cicatrici degli Stadi croati. Voi avete la Juventus, il Milan, noi abbiamo la Dinamo Zagabria e ora, con lei, c’è la Lokomotiva. Prosegue. Li detestiamo perché siamo il Primo Club calcistico nato in Croazia, siamo onesti e facciamo fatica a sopravvivere. Loro rubano i giocatori migliori offrendogli tanti soldi e noi non possiamo farci nulla. L’unico aiuto che abbiamo avuto è arrivato dall’Inter che, qualche anno fa, si gemellò con la nostra Società e investì in un centro sportivo che chiamiamo ancora oggi Interello, dove tuttora si allenano i Poeti. Era l’agosto del 2012. Oggi il Nogomenti Klub Zagabria milita nella seconda divisione corata.

La Nogomenti Klub Lokomotiva Zagreb, invece, è una società che risale al periodo asburgico. Dopo qualche stagione discreta, scomparve dalle carte geografiche calcistiche dal 1957. La svolta avvenne nel 2006 quando il Club, in quel momento scivolato nel torneo locale di quarta serie croata, strinse un accordo simbiotico con la Dinamo, divenendone la procacciatrice di giovani talenti: Badelij, Brozovic, Pjaca, per citarne qualcuno di nostra recente conoscenza. Ne derivò un cospicuo afflusso finanziario e un notevole innalzamento tecnico, che permise tre promozioni consecutive fino a raggiungere la massima categoria nel 2009. La Lokomotiva avrebbe giocato un paio di giorni dopo, presso il proprio campo d’allenamento, contro una formazione di terza categoria, proprio il giorno prima del preliminare di Champions League tra Dinamo Zagabria e Sheriff Tiraspol, match, quest’ultimo, per cui abbiamo acquistato i biglietti il giorno seguente al Maksimir, Stadio di proprietà della Dinamo dove gioca le proprie partite casalinghe anche la Lokomotiva.

1-1-maksimir-dinamoPer motivi di sicurezza abbiamo potuto scegliere solo la tribuna coperta, la migliore, o almeno così afferma la vecchina della biglietteria mentre lancia i nostri documenti sul bancone. Italiani? Niente documenti, se fate sciocchezze non uscite vivi. Uomo avvisato, mezzo salvato. Un Euro e cinquanta centesimi a biglietto, esattamente come in Italia. Breve perlustrazione della zona, qualche rapido scatto ai cimeli della storia della Dinamo, Karlovačko rinfrescante per capire come muoverci il giorno della partita -un po’ d’esperienza di Stadio l’abbiamo ed è meglio non lasciare nulla al caso in certi luoghi-, e prendiamo un Taxi per il Vrapče Stadion.

Il Nogomenti Klub Vrapče è una squadra di Zagabria che, come massimo risultato, ha raggiunto la seconda categoria a inizio anni Novanta. Il suo Stadio si trova a Ovest, di fronte all’Ospedale Psichiatrico. Il Taxista è un soggetto alla Bud Spencer con gli occhiali di Califano e le bretelle di Lino Banfi. Aleja grada Bologne 2, Vrapče Stadion. Si volta verso di noi, abbassa gli occhiali sulla punta del naso ed esclama: Romantic Football? Pazzi! Mi piacete, andiamo! Abito lì vicino, sto andando a pranzo da mia moglie che se non arrivo in tempo butta tutto. E’ una donna macedone, sono donne decise. Le chiacchiere scorrono fluenti lungo il tragitto nonostante l’indecifrabile mix d’inglese, italiano e croato, per noi ormai lingua corrente. That is the Hospital of the Outside of Mind e quello è stadiono Vrapče. Gli unici che vanno a vederlo sono crazy people like you. Non vuole i soldi della corsa, si è divertito, gli piacciamo e si propone per venirci a riprendere dopo pranzo. Accettiamo di buon grado e lo ringraziamo. E’ un uomo macedone, uomini diffidenti ma generosi. Lo Stadio consta in: murales che replica il logo della squadra, tabellone anni Settanta, campo recintato, due porte, due tribune coperte con torretta centrale, tribuna laterale scoperta. Numero di posti ufficiali duecento, stretti -molto stretti-, per tutto il resto ci sono le recinzioni.

Vediamo due uomini intenti a pitturare di giallo -il colore sociale- le tribune e a sistemare le recinzioni a martellate. Ci avviciniamo. Il signore con la mazzetta ci corre incontro agitando l’arnese in modo minaccioso. Henry grida: Romantic Football! Romantic Football! We love Romantic Football! Abbassa il martello. Ci guarda sbarrando gli occhi. Ride e si volta verso il suo compare che posa il pennello e si avvicina a noi. Non parla italiano. Ha capito solo che siete qui per il Calcio. Cosa siete venuti a vedere? In Italia avete tutto!
Gli spieghiamo che siamo lì per ritrovare la passione per il Calcio che in Italia non riusciamo più a provare e per scoprire nuove storie, in terre che ci affascinano e che vogliamo scoprire. Ci permette di entrare in campo, sulle tribune, e ci porta in magazzino per regalarci dei cappellini del Vrapče, addirittura scusandosi per aver terminato le maglie e le sciarpe. Siamo una Società povera, abbiamo lo stretto indispensabile per i nostri supporters locali. Ci dice di restare quanto vogliamo e ci accompagna al bar, proprio davanti alla strada, dove avremmo avuto appuntamento con il nostro amico Taxista di lì a poco.

[to be continued…]

Autore

Tommaso Lavizzari
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