GIGIO DONNARUMMA, IL GUARDIANO DELLA LUNA

Ricordo che era estate. Fine luglio. Una di quelle serate in cui un’inutile amichevole estiva appare come un’oasi nel deserto, un arcangelo inatteso spedito sulla terra dal dio del calcio per convincere noi ometti in crisi d’astinenza che la nuova stagione non è poi così lontana come sembra. Quella sera a casa mia davanti a Milan-Real Madrid eravamo in 3, io il divano e una birra ghiacciata. Che poi a me nemmeno fa impazzire la birra, ma ci sono serate in cui il quadro da maschio medio va completato per forza. Il 30 luglio 2015 era una di quelle.

Più o meno a metà della ripresa di una partita con pochi squilli, sul punteggio di 0-0, l’allora tecnico del Milan Sinisa Mihajlovic decise di buttare nella mischia un ragazzo 16enne di cui tutti dicevano un gran bene. Si chiama Gianluigi Donnarumma, è alto 1 metro e 96 per 90 kg, e di professione fa il portiere. Sì, proprio il portiere, quel ruolo delicatissimo in cui sbagliare è un privilegio negato, dove “il ragazzo si farà” rimane solo il verso di una canzone, soprattutto se la maglia che porti sulle spalle pesa forse quasi quanto te. Ebbene, Gigio si regalò un esordio da ricordare, giocando sino alla fine con una destabilizzante naturalezza, svolgendo per lo più ordinaria amministrazione e concedendosi il lusso di parare un calcio di rigore nell’epilogo finale nientemeno che a Toni Kroos, uno di quei mostri sacri del calcio moderno che i suoi coetanei se va bene usano giocando alla Playstation. Alla fine a spuntarla fu il Real Madrid, ma in diversi in quella calda notte di fine luglio credettero di aver assistito a qualcosa di veramente speciale. Io e il divano almeno ne eravamo convinti. La birra ci lasciò prima di aver espresso il suo verdetto.

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Ricordo che il giorno successivo, come accade ormai da 20 anni, ebbi uno scambio di vedute calcistiche con mio padre. Ok la buona prestazione di Bacca, d’accordo la difesa più solida, va bene l’evidente differenza con il Niente dell’anno precedente, ma la cosa che più mi gironzolava in testa era proprio l’esordio di quel Gianluigi da Castellammare. Non tanto per le parate, poche, quanto per quel pizzico di magia che si portava dietro. Ripensavo ai miei di 16 anni, al ragazzino che ero, alle mie spalle strette e a tutte le esperienze che da allora mi sono servite per plasmare il Peter Pan di oggi. Lui no, lui 16 anni li aveva in quel momento, in quella notte di fine luglio, mentre difendeva i pali del suo Milan dagli attacchi dei futuri campioni d’Europa. Potevo solo immaginare cosa volesse dire, cosa si potesse provare in quegli attimi che scrivono le prime parole sulle pagine bianche di una carriera agli inizi, in attesa che l’autore le trasformi nel prologo di un racconto leggendario o le butti insieme alle altre bozze mai concluse.

Tempo un mese e anche il campionato 2015/2016 ebbe inizio, e come nell’ordine delle cose a difendere i pali del Milan c’era il signor Diego Lopez, portierone spagnolo che personalmente non mi ha mai convinto del tutto, ma che seppur con qualche concessione allo stile si era costruito un palmares di tutto rispetto. Tuttavia, purtroppo o per fortuna, il suo rapporto con il tecnico serbo non sbocciò mai del tutto, e il buon Sinisa alla vigilia di una delicatissima partita casalinga di campionato contro il Sassuolo rivelazione, decise di puntare nuovamente sul ragazzone di Castellammare. Non quindi Diego Lopez, titolare in pectore per curriculum e ingaggio, e nemmeno Abbiati, ultima leggenda rossonera di uno spogliatoio ormai modesto. Donnarumma.
Nemmeno ai media pareva vero di potersi cibare a cotanto banchetto. Sembrava quasi di sentirli in redazione. “Un ragazzino fra i pali del Milan. Di questo Milan poi, perennemente sulla graticola. Qui o ci scappa la favola del predestinato, di quello che ha giocato sempre con ragazzi più grandi della sua età, sai no il nuovo Buffon, oppure ci giochiamo la sassaiola su Mihajlovic. Che tanto già al presidente non piace, figurati se perde fragorosamente bruciando pure una promessa della Primavera.” Roba da leccarsi i baffi. Quel giorno al triplice fischio il Milan vinse 3-1, Donnarumma giocò una partita discreta lasciando ai critici “solo” il gol preso sul suo palo causa punizione insidiosa di Berardi e Mihajlovic si beccò del signor Quindicipalle coraggioso e visionario.

Ebbene, da quel giorno Gianluigi da Castellammare non ha più abbandonato i pali della porta rossonera; al termine della stagione Diego Lopez è stato ceduto e Abbiati ha abdicato con un toccante passo d’addio in occasione della sua ultima apparizione a San Siro (e altrettanto toccante passaggio di consegne).

Da quel Milan-Sassuolo di fine ottobre è trascorso esattamente un’anno. E in questi 365 giorni ho già attraversato almeno 4 capitoli della storia di questo portiere rivelazione:

1: LA SORPRESA.
Se già mi aveva colpito la tranquillità mostrata in una “partitella” di mezza estate, figuriamoci di fronte a un delicatissimo esordio in gara ufficiale. Dal Sassuolo in poi ogni tiro scoccato verso la nostra porta era per me uno stringere i denti, un ripensare a tutti quei baby fenomeni che partendo da predestinati si sono poi arenati in squadre di medio-bassa classifica (cito il povero Scuffet, per fare un nome). E invece Gigio parava. Ma non solo, nella maggior parte dei casi i suoi interventi erano autentici miracoli. Stimolato a dovere da una difesa colabrodo, Donnarumma partita dopo partita ha messo in mostra tutto il suo repertorio, fatto di uscite sicure, prese ferree, parate plastiche e guizzi da fenomeno.

2: IL FENOMENO.
Esaurita la fase dello scetticismo iniziale, per i media Donnarumma è ufficialmente diventato la rivelazione del campionato. I paragoni col passato si sono subito sprecati, così come i record battuti. Mino Raiola, il suo agente, non ha perso tempo e lo ha immediatamente paragonato a un Modigliani, già sognando diversi ricchi musei dove poterlo esporre. E Gigio, a dispetto della sua giovanissima età, si è trasformato in pochissime settimane nel nuovo idolo dei tifosi, in quel prospetto di campione che a Milanello mancava da tanto, troppo tempo. Come una moderna versione di Holly e Benji lui e Carlos Bacca hanno tenuto a galla il Milan in un campionato che fra un esonero e l’altro da ennesimo fallimento avrebbe altrimenti assunto i toni di un’autentica catastrofe. In tutto questo Donnarumma di anni ne ha compiuti 17, mi piace sempre ricordarlo.

3: L’INSIDIA.
Con l’arrivo dell’estate, Donnarumma è stato incoronato da esperti e addetti ai lavori più o meno attendibili come il portiere del futuro rossonero e perchè no, anche della nazionale maggiore. Ma si sa, confermarsi è sempre la parte più difficile. Proprio a questo si attaccavano i gufi, e proprio questo temeva anche il sottoscritto. Ebbene sì, lo ammetto. Sarà stata quella vena pessimistica che non mi vuole abbandonare, o saranno stati gli ultimi anni di cocenti delusioni a tinte rossonere. Sarà che era tutto troppo bello per essere vero. Sarà, ma non riuscivo proprio a non pensare che il futuro di Gigio potesse essere ancora a rischio.
Macchè. Dalla prima amichevole estiva all’esordio in campionato del 21 agosto contro il Torino, Donnarumma ha ripreso il discorso dove l’aveva lasciato. Anzi, ci ha messo pure il carico da 11 parando il suo primo calcio di rigore in partita ufficiale a Belotti, al 94’ minuto di una partita per cuori forti, salvando risultato e 3 punti.

4. LA CONFERMA.
L’inizio di campionato del portierone rossonero è da applausi. Quasi sempre fra i migliori in campo, parata dopo parata Gigio si sta affermando come un’assoluta certezza nella difesa rossonera, un pilastro su cui il Milan società (qualunque essa sia) avrà il Dovere di ricostruire. Il suo recente esordio in maglia azzurra (sempre a 17 anni) non è che l’ennesimo segnale di una cavalcata che ad oggi pare davvero inarrestabile.

Se ho capito bene cosa vuol dire la parola predestinato, credo insomma di averne visto uno vero. Gianluigi Donnarumma da Castellammare sembra avere tutte le carte in regola per dominare nel suo ruolo da qui ai prossimi 20 anni. Strapotere fisico, serenità da veterano, doti tecniche da campione immenso. E quell’umiltà dono di pochi che se coltivata gli permetterà di crescere, imparare e migliorarsi giorno dopo giorno, senza montarsi la testa.
Continua così Gigio, sempre avanti, non ti fermare. Permettimi di poter dire “io c’ero quel 30 luglio, quando è nata una stella”.

Autore

Giovanni Fusari
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