Bobo Vieri: la doppia vita del bomber

Di Bobo Vieri ricordo una partita, Inter-Brescia 1 dicembre 2002. L’Inter era appena tornata dalla trasferta di Champions League in quel di Newcastle con un ottimo 4-1 e la squadra di Cuper si ributtava nel campionato per dimenticare la prima sconfitta stagionale contro il maledetto Milan. In quel freddo pomeriggio di dicembre io ero alle prese con l’organizzazione dell’occupazione del mio liceo. Per me in quel momento nulla era più importate. Neanche l’Inter. Eppure, non so come e quasi per sbaglio, mentre ero lì con gli altri miei amici e colleghi di un tempo a credere di fare qualcosa di importante, mi imbattei in un gruppetto di liceali più piccoli di me che si erano intrufolati in un’aula con una radiolina ad ascoltare la telecronaca della partita. Entrai e dopo due minuti la Beneamata va in vantaggio. Rimasi incollato alla radio fino al 90° e fanculo l’occupazione. Quella partita finì 4-0 per la pazza Inter che ancora più pazza consacrò definitivamente il suo gladiatore, autore di tutte e quattro le reti, Christian Vieri.

Qui lo dico e confermo: per me Christian Vieri è stato il più grande bomber che l’Italia abbia mai espresso nel XXI secolo. E per dirla tutta – non me ne vogliano Inzaghi, Toni e chi per loro – Vieri è stato l’ultimo vero bomber vecchio stile, la bestia da aria di rigore. Dopo di lui tutto il calcio è cambiato così come la figura dell’attaccante, non più semplice finalizzatore, ma attivo partecipe alla costruzione del gioco. Quindi per me Vieri è il totem del calcio pre falso nueve. Non aveva tecnica, ma aveva prestanza fisica, fiuto del gol e grinta. Per quel calcio tanto bastava. Per tutti noi tanto bastava. Non so perché, ma secondo me quando giocava lo faceva con rabbia, come se segnare fosse sì una gioia, ma anche un dovere e come tale un peso. Segnare dunque, ad ogni costo e in ogni modo. È come se per quel ragazzo timido che rispondeva anche alle domande più stupide con un Boh Boh e mangiava tutte le pizzette del bar Filadelfia durante le giovanili al Toro, l’unico modo per emergere fosse la via del goal. Ho amato ed odiato Vieri. L’ho esaltato in Inter-Lecce per il suo 100° goal con la maglia dell’Inter, lo insultato per la sua prima presenza con quella del Milan e da lì non l’ho mai più perdonato. Non m’importa quello che è accaduto tra lui e Moratti, un tradimento del genere non può essere giustificato. Eppure ora sono qui a scrivere di lui con un leggero velo di malinconia per quell’Inter che con lui sarebbe potuta essere e non è stata e per quel che l’Italia avrebbe potuto vincere e non ha vinto. È sempre così con chi in campo nel bene e nel male ha fatto la differenza. Si manifesta un senso di incompiuto come se mancasse sempre qualcosa e credo che per Vieri questo sia più vero che per altri calciatori. L’incompiuto dato dalle vittorie perché non sono bastati i suoi 236 goal con le sue 10 squadre di club e i 23 goal con la Nazionale per ritenersi un vincente. Non è bastato essere al 71° posto della classifica dei migliori calciatori del XX secolo o essere l’unico italiano ad aver vinto il Trofeo Pichichi o ancora, essere premiato per 4 volte consecutive dal 1999 al 2002 come miglior calciatore italiano. Ha vinto molto e non ha vinto niente. Quello che vorrei, quello che davvero mi interessa capire è se a lui dispiace. Insomma, ha giocato con i più grandi (Ronaldo, Baggio, Zidane, …) eppure ha raccolto sempre molto poco. Credete che gliene freghi qualcosa?

LIVE FROM FORMENTERA
Di certo, quello a cui tiene si riassume in questo tweet da calciatore pensionato

Tweet @vieri_boboSono pochi quelli che una volta fuori dal grande show del pallone continuano ad essere sulla cresta dell’onda. Di solito ci sono i debosciati che fanno parlare di sé più per i loro comportamenti da ubriaconi schizzati e gli opinionisti che chi più chi meno affollano i salotti televisivi e le tribune stampa. Vieri non appartiene a nessuna delle due categorie. Entrambe hanno sposato la concezione mcluhaniana del mezzo come estensione di se stessi. Un odioso e banale Marchegiani che fa il commento tecnico di una partita dell’Inter esiste solo grazie alla tv, senza di essa sarebbe per tutti noi solo parte del passato. E noi oggi lo conosciamo esclusivamente come commentatore tecnico. Vieri al contrario, ha ingigantito questa concezione fino all’esasperazione e ha portato tutto se stesso su ogni medium di comunicazione, diventando a tutti gli effetti un personaggio non solo televisivo. Il giovane e timido BohBoh si è trasformato nell’esuberante, spassoso, volgare e svalvolato @vieri_bobo. Il suo profilo Twitter è diventato più vero delle sue comparsate in tv, più sincero delle sue interviste one to one alla Cattelan. Cosa più importante è che quel rabbioso e taciturno ragazzo che calcava i campi è diventato tanto felice da mostrarci la sua vera natura, quella del bomber. Se qualcuno, arrivato per la prima volta in Italia, dovesse chiederci cosa davvero significa per noi questo termine noi potremo rispondergli:
<< Segui Bobo Vieri e lo capirai>>. Il bomber è lui in vacanza mentre registra le improponibili pillole del TG di Formentera e le sue assurde sfide

È  lui nei suoi tornei di footvolley e chupito al Tanga ed è ancora lui sugli spalti dello stadio Sant-Denis che osserva l’Italia affrontare la Spagna mentre la sua nuova fiamma Jazzma gli soffia dolcemente sul viso

È lui nella sua naturalezza a storpiare alcune parole o a dare enfasi ad altre

Il modo con cui pronuncia “Manchester City” o “tecnica” è così buffo che sembra quasi tenero come le parole di un bambino eccitato che senza volerlo ci strappano un sorriso. E a furia di ascoltarti Bobo inizio quasi a perdonarti.

 

Autore

Giuseppe "Mesh" Masciale
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