Essere Vinnie Jones

C’è una massima di Nereo Rocco che mi è sempre ronzata nel cervello: nel calcio come nella vita.
Io non sono uno di quelli che saltano subito all’occhio né per intelligenza né per bellezza e né per essere divertente. Sono uno dei tanti. Uno di quelli che se davvero la vita fosse un campo di calcio entrerebbe gli ultimi minuti solo per “fare presenza”. Sono uno dei tanti è vero, ma per certi versi sono anche uno dei pochi. Uno dei pochi che ama il calcio non solo per le favolose giocate di Messi&Co. o per le (spesso) geniali coreografie degli spalti, ma anche per quel primordiale senso di battaglia che alcuni giocatori mi trasmettono mentre fanno il loro sporco lavoro. La maggior parte di questi non sono numeri 10, non hanno nella qualità dei piedi la loro arma vincente, non si spendono in rabone, veroniche o altre giocate. Non hanno doti tecniche particolari. Quello che li accomuna è solo una cosa, la grinta. Per loro il campo non è un palcoscenico, ma un’arena. Nessuno spettacolo, nessun frivolezza, solo corsa, sudore e botte. Ecco, sono loro i miei eroi. Uomini che del chissenefrega ne hanno fatto un principio morale, uomini del basta che piaccio a me stesso, uomini che impongono le loro regole, uomini che non hanno paura di infrangere le regole, uomini che un po’ di sangue non è sufficiente per fermarsi, uomini per i quali la sostanza non è poco, è tutto. Tra tutti loro, uno ha e avrà sempre il mio indefesso appoggio, Vincent Peter Jones.

Si Vinnie Jones da molti è considerato un violento, un pazzo. Alcuni hanno detto persino che non si può considerare un calciatore, ma cavolo per me Vinnie Jones è un mito. Non per la violenza o per le risse dentro o fuori dal campo. Non per aver stritolato le palle di Gascoigne, non per aver rovinato la carriera di Stevens né per aver pestato un buttafuori. Lo ammiro perché lui è tutto quello che io non sarò mai. Uno di quelli che in un modo o nell’altro si fanno sentire. Uno che ti sbatte in faccia la sua verità, così tutto d’un fiato, senza filtri. Uno che non gli interessa dove sta andando il mondo, ma solo dove sta andando lui e non è detto che si debba andare da qualche parte. Lo ammiro perché non gliene frega un cazzo se sei il Papa, Obama o la regina Elisabetta, se c’è da combattere si combatte.

hard fast vinnie jones
Hard. Fast.

Lo ammiro perché nel bene e nel male, vittorie o sconfitte, espulsioni o premiazioni lui ha stile; perché a differenza di molti altri suoi colleghi dopo il ritiro non è rimasto ad ingrassare e a fare qualche insignificante, stupida e vuota comparsata in tv, ma è diventato una star. Lo ammiro perché i più giovani lo conoscono come attore e presentatore tv, i più anziani come leader della Crazy Gang e quelli come me per entrambe le sue vite. Lo ammiro perchè è il lato ribelle, menefreghista, stronzo, figlio di puttana che cova dentro di me. E infine lo ammiro perché è un duro, ma di quelli buoni.

https://www.youtube.com/watch?v=ILxjxfB4zNk

Autore

Giuseppe "Mesh" Masciale
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