La crisi del calcio italiano II “Serie A sponsored by Infront”

[stag_intro] Il potere nasce da due cose: soldi e ancora soldi. Tra intrighi, operazioni sottobanco e offerte monstre la nostra, litigiosa, divisa serie A è caduta nelle mani di una società che pezzo dopo pezzo ha messo le mani sulla Lega e sulle sue squadre, Infront. [/stag_intro]


Quello che sappiamo è che senza i diritti televisivi le società italiane fallirebbero, tutte. Ma chi gestisce questi diritti? Chi controlla e garantisce queste immani somme di denaro? Si chiama Infront ed è una società svizzera di proprietà di Philippe Blatter. Si, è il nipote del capo supremo del calcio mondiale, Sepp Blatter. Da pochi giorni è stata acquistata dal gruppo cinese Dalian Wanda, lo stesso che ha acquisito il 20% dell’Atletico Madrid.  In Italia, il capo di Infront si chiama Marco Bogarelli, nome non nuovo negli ambienti di palazzo, prima ex consigliere di Milan Channel e poi presidente di Media Partners. Il suo vice è Andrea Locatelli, 8 anni nel settore dei diritti sportivi in Fininvest. Strane coincidenze in questa storia. L’ingresso dell’advisor svizzero nel nostro calcio è avvenuto nel 2010 con una formula molto cara a Bogarelli&Co., il “minimo garantito”. Con questa modalità di contratto Infront garantisce alla Lega un guadagno certo senza costi. Le sue commissioni le otterrà superata questa soglia; un sistema win-win e tutti contenti. Con questo giochetto la Lega guadagnerà circa 6 miliardi fino al 2021. Con questa operazione, Infront ha scalzato giganti come Rcs Sport. Tutto è iniziato quando il presidente della Lega era Maurizio Beretta, la cui nomina e vittoria era stata gestita, dal presidente più politico e perciò, più pericoloso della serie A, Lotito; più o meno con le stesse modalità con le quali ha portato alla vittoria Tavecchio, il sostegno delle piccole squadre (per capire il personaggio Lotito basta rileggere le sue telefonate).

Tutte le storie drammatiche sono anche quelle più assurde e l’assurdità in questa storia sta nel fatto che Infront nel suo portfolio annovera mezza serie A: Milan, Lazio, Genoa, Sampdoria, Udinese, Cagliari, Palermo e … Inter. Tutte squadre che hanno appoggiato Beretta prima e Tavecchio dopo. Tutte, tranne l’Inter che con Moratti presidente si oppose all’elezione di Beretta, ma con ET (con cui Infront ha stipulato una accordo da 80 Mln/anno per quattro anni) ha assunto una posizione stranamente troppo passiva nella faccenda Tavecchio. Come se ciò non bastasse, il Cesena che in un primo momento era tra i dissidenti per l’elezione del “presidente delle banane” ha fatto marcia indietro, causa un accordo da 700/800K euro proprio con Infront. Più eclatante il caso del Bari, dove se il 30% dei soldi, usati da Paparesta per vincere l’asta in tribunale, pare appartenessero a Lotito (altra coincidenza!), il restante era di Infront, ancora. Tante, troppe le coincidenze. Troppi gli intrecci e gli interessi. Penso sia normale porci alcune domande. Del tipo, “Cosa c’è dietro il condizionato appoggio di Lotito a Infront?”, ma soprattutto, “Cosa succederà in futuro?”. Lotito è in questa storia un figura centrale perché rappresenta la mente politica che ha messo il nostro calcio nelle mani di un unico e solo proprietario. Se questo sia un male o un bene non è ancora chiaro. Un solo attore che controlla quasi un intero Paese con la promessa di enormi guadagni. Il peggio che possa capitare è i presidenti e tutta la Lega finiscano per rimanere sotto scacco. È solo dietrologia? Forse, ma le vicende delle ultime settimane non fanno sperare in qualcosa di buono…

 

Autore

Giuseppe "Mesh" Masciale
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