Brian Clough

“Fate schifo al cazzo, tutti quanti. Tanto varrebbe che vi rivestiste e ve ne tornaste a casa, fuori dai coglioni. Un branco di incapaci del cazzo, dal primo all’ultimo. È la prima partita della stagione e voi giocate così; la prima cazzo di partita. Perdete oggi e perderete tutti i cazzo di giorni, e lo farete davanti a spalti deserti. Ci sono 35.000 persone qui a vedervi, hanno pagato per vedervi, pagato bei soldi, soldi che si sono sudati, cazzo! Credete che torneranno la settimana prossima? Col cazzo che torneranno. Adesso uscite là fuori e mostrate a quelle 35.000 persone e a quella squadra di vecchietti e cosiddette superstar di che cazzo di pasta siete fatti, come vi guadagnate i vostri profumati stipendi, e se a quel cazzo di fischio finale starete ancora perdendo non disturbatevi a tornare al lavoro lunedì mattina perché non avrete un cazzo di lavoro a cui tornare. Ci sarà la vita reale, per tutti quanti voi”

Questa è la storia di come l’ambizione, l’arroganza e l’ossessione possono portare la gloria. È la storia del miglior allenatore d’Inghilterra. È la storia di Brian Clough. Per capire la sua bravura basta leggere l’almanacco: 2 campionati inglesi, 2 Coppe dei Campioni, 1 Supercoppa Europea, 4 League Cup e 1 Charity Shield. Per capire la sua arroganza basta ascoltare le sue interviste. Per capire la sua importanza nel calcio inglese, bè bisogna studiare la sua storia.[/stag_intro]


 

PETER TAYLOR, IL SUO VICE E QUALCOSA DI PIÙ

È meglio dirlo subito. Probabilmente, Clough non avrebbe vinto molto senza il suo vice, Peter Thomas Taylor, e la sua bravura nello scovare talenti. I due si conobbero al Middlesbrough. Taylor era il portiere, Clough il bomber, 197 goal in 213 partite (nella sua carriera Clough segnò 251 goal in 274 partite.)

“Certo che è un record, conosci forse qualcun altro che abbia segnato 251 gol in 274 partite di campionato? Il pidocchioso Bobby Charlton? Il fottuto Jimmy Greaves? Hanno forse segnato tutti quei gol in così poche partite? Col cazzo che li hanno fatti. Perciò puoi giurarci che è un cazzo di record, e sarà sempre un cazzo di record perché non ci sarà un altro come me. Mai e poi mai”

Peter era caratterialmente l’opposto di Brian. Non amava apparire, si irritava quando il manager passava più tempo con i giornalisti, lasciandolo da solo con i giocatori. Peter non parlava mai in pubblico, Brian sembrava prenderci gusto nel parlare davanti alle telecamere. Il loro rapporto fu pieno di scontri, spesso aspri e si concluse anche con un violenta rottura. Avevano due modi di affrontare la vita, ma la stessa visione del calcio. Quando nel 1964 Clough terminò la sua carriera da giocatore a soli 29 anni per la rottura del legamento crociato, Taylor era già manager del Burton Albion, dove scrisse un pezzo importante della storia dei Brewers, vincendo la Southern League Cup. L’anno dopo Clough diventò allenatore dell’Hartlepool United, una squadra di quarta categoria, e la prima cosa che fece fu offrire il posto di assistant manager a Taylor che accettò immediatamente. Peter racconterà che quell’incarico fu la salvezza del suo socio. Clough era senza speranza, senza lavoro e costantemente ubriaco. Allenare l’Hartlepool gli salvò la vita. Era il 1965, i Beatles erano già i “fab four”, i mod avevano invaso Londra e la coppia più fenomenale del calcio inglese era appena nata.

 

CLOUGH vs. PRESIDENTI

“Gli hooligans nel calcio? Bene, tanto per cominciare ci sono 92 presidenti”

Il rapporto con suoi datori di lavoro non fu mai idilliaco. L’unico pregio che vedeva in loro erano i soldi. Li considerava dei dilettanti che avevano acquistato una squadra solo per fare bella figura con gli amici al bar. Capitelo, il calcio delle finanziare e del marketing era ancora lontano da venire. Quando arrivò all’Hartlepool trovò un club sull’orlo del collasso economico. Si dice che Clough andò in girò per ogni pub della città a raccogliere fondi per tenerlo in vita. Dovette addirittura prendere la patente per autobus per portare la squadra in trasferta.
Il presidente era un certo Ernest Ord il cui stile manageriale era, per usare un eufemismo, dittatoriale, il classico padre padrone. Facile immaginare che i rapporti tra il presidente e l’allenatore sarebbero stati difficili. Nel novembre del 1966 Ord senza nessun ragionevole motivo licenziò sia Clough che Taylor. La sollevazione popolare fu tale che Ord fu rimosso dalla carica e il duo di Middlesbrough reintegrato. In quello stesso anno l’Hartlepool si piazzò incredibilmente all’8° posto. Già allora si potevano intravedere le caratteristiche del suo calcio: tecnica, tecnica, tecnica. Voleva un gioco armonioso, di grande intelligenza tattica. Non gli piacevano i solisti, quelli che prendono palla e fanno tutto da sé. Lui amava il gioco di squadra, fatto di passaggi veloci e triangolazioni. Palle alte? Nemmeno a parlarne. Fu il precursore del calcio totale olandese.

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Brian Clough

 

DERBY COUNTY E L’INIZIO DEL MITO

“Lei era il presidente del Derby County prima che io arrivassi qui, me lo ricordo; quando il Derby County stava giù in fondo alla Seconda Divisione, quando nessuno ne sentiva parlare da vent’anni e nessuno aveva mai sentito parlare del fottuto Sam Longson. Punto e basta. Me lo ricordo. E lei starebbe ancora là, cazzo, se non fosse stato per me; in fondo alla merdosa Seconda divisione, dove di lei nessuno si ricordava e nessuno aveva mai sentito parlare. Tenga bene a mente che senza di me non ci sarebbe nessun Derby County, nessun titolo, nessun Campione d’Inghilterra; non senza Brian Clough”

Il Derby County fu la casa di Clough per 6 anni. Quando Brian arrivò, la squadra dell’East Midlands arrancava nella Seconda Divisione. Quando Brian se ne andò il Derby aveva vinto il suo primo titolo di Campione d’Inghilterra. Lo stile manageriale di Clough era severo, ma giusto. Tutto doveva essere sotto il suo controllo. Licenziò persino due signore delle pulizie, il segretario del club e il capo osservatori, beccati a ridere dopo una sconfitta della squadra. Durante questi 6 anni si creò il rispetto di tutti gli addetti ai lavori. Insisteva molto sul calcio pulito. In quegli anni il calcio inglese era conosciuto soprattutto per la sua violenza. Le squadre giocavano al limite del regolamento, il fair play era molto raro, e il suo persistere nel giocare un calcio corretto era molto apprezzato dai tifosi e dalla stampa. Diceva che il calcio era un gioco meraviglioso che andava giocato meravigliosamente. Certo, poi c’erano le sue interviste. Per molti erano più imperdibili delle partite. Aveva capito prima di tutti che i media potevano essere un’arma in più. Attaccare l’avversario in un campo nuovo in cui era più vulnerabile. Le interviste erano le sue giocate, i suoi colpi ad effetto. Il calcio è un gioco di attesa, di aspettative e di rivincite, ma non sempre si gioca sull’erba. E lui lo aveva capito benissimo.

 

L’INCONTRO (MANCATO) CON DON REVIE

“Perché non esiste una squadra in tutto il Paese, non esiste una squadra in Europa, che non voglia battere Don Revie e il Leeds United. Neanche una. È il sogno di tutti, giocare contro Don Revie e il Leeds United e battere Don Revie e il Leeds United. Io non sogno altro, giocare contro Don Revie e il Leeds United e battere Don Revie e il Leeds United”

Difficilmente ci sarebbe stato Brian Clough senza Don Revie. Tutto iniziò quando il Derby venne sorteggiato contro il Leeds United di Don Revie nella FA Cup. Il Leeds era una delle squadre più forti d’Inghilterra al pari del Manchester United e l’Arsenal. Tra le sue fila militano giocatori del calibro di Bremner, Giles e Hunter, vere e proprie icone del calcio inglese. È tradizione che dopo il match i due manager si ritirino in uno stanzino dello stadio e da buoni gentlemen sorseggino del vino, discutendo amabilmente della partita. Quell’incontro tra Clough e Revie non avvenne mai. Clough aspettava con ansia quell’incontro, la possibilità di giocare con dei giocatori di livello mondiale lo elettrizzava e voleva che ogni cosa fosse perfetta, anche gli spogliatoi. Provava stima per Don Revie e non vedeva l’ora di confrontarsi con lui. Quel giorno pioveva.
Il campo già normalmente in pessime condizioni, era un acquitrino. Non si capiva neppure dove fosse il dischetto del rigore. La partita fu caratterizzata dal gioco poco sportivo del Leeds. Entrate violente e simulazioni la facevano da padrona e lo United vinse. Tanta era la supponenza di Don Revie che appena finito lo scontro salì sul pullman con la squadra e se ne andò. La bottiglia di rosso rimase tappata sulla scrivania di Clough e i bicchieri vuoti. Brian rimase scioccato e non per la sconfitta. Un uomo orgoglioso come lui non poteva accettare un trattamento del genere. Da quel momento in poi c’era un solo pensiero che viveva nella mente del giovane allenatore, sconfiggere Don Revie.

 

CLOUGH E IL CALCIO ITALIANO

“Odi la Juventus. Odi la Vecchia Fottuta Signora di Torino. La Puttana d’Europa. Ricorderai il suo fetore, il suo tanfo per il resto dei tuoi giorni. Il fetore della corruzione, il tanfo del marciume. Non ti consola che la Juve venga poi battuta 1 a 0 dall’Ajax nella finale di Belgrado. Non ti consola che l’arbitro portoghese, Francisco Lobo, racconti all’Uefa del tentativo di corromperlo, dell’offerta di 5000 dollari e una Fiat che ha ricevuto per farli vincere la partita di ritorno. Non ti consola che cinque anni fa perdevate in casa contro l’Hull City davanti a 15.000 persone, sedicesimi in seconda divisione. Non ti consola un cazzo di niente. Non può esserci consolazione. La Juventus vi ha steso e derubato, la Vecchia Puttana vi ha sottratto con l’imbroglio al vostro destino, la Coppa dei Campioni. Questi episodi saranno sempre con te, non ti lasceranno mai. Ancora ti perseguitano e ti braccano, e ti braccheranno per sempre. La fine di ogni bene, l’inizio di ogni male. Torino, Italia, aprile 1973”

Dopo la partita contro il Leeds le cose al Derby non furono più le stesse. Clough e Taylor fecero una campagna acquisti faraonica per le finanze del club e questo portò a degli scontri accesi con lo zio Sam, il presidente del club. Questo portò di contro anche il record di 26 partite di imbattibilità della Second Division, la promozione nella serie A inglese e nella stagione 71-72 arrivò anche la vendetta, Campioni d’Inghilterra ad un solo punto di distanza dal Leeds United. Un uomo come Clough però, non avrebbe mai potuto accontentarsi. La vittoria del campionato permise al Derby County di partecipare nella stagione successiva al trofeo più importante d’Europa, la Coppa dei Campioni. L’occasione per Clough di affrontare un calcio diverso come quello portoghese, jugoslavo e … italiano. Clough incontrò la Juventus in semifinale a Torino. Quella era la Vecchia Signora in persona, quella di Zoff, Anastasi, Altafini e Causio. Una squadra di grande esperienza internazionale che affrontava la cenerentola d’Europa. L’emozione era tanta. La partita però, divenne tesa ancor prima che le squadre scesero in campo. Taylor vide una delle riserve della Juve, il tedesco Haller, entrare nello spogliatoio dell’arbitro, suo connazionale.
Taylor si incazzò chiedendo a Clough di intervenire, ma il mister voleva isolare la squadra e tenerla concentrata solo sulla partita. Durante i minuti di gioco, guardando la Juventus, sembrava di vedere il Leeds tanto erano fallosi e scorretti i giocatori. La partita finì 3 a 1 per gli italiani, con il Derby in 10 uomini e una mezza rissa nata negli spogliatoi durante l’intervallo tra Taylor, Haller e gli uomini della sicurezza. Il Derby fu eliminato e l’orgoglio di Clough si fece un altro nemico.

 

QUEI MALEDETTI 44 GIORNI

“Il Leeds United ha vinto il campionato ma non l’ha vinto bene, non ha saputo indossare bene la corona. Secondo me poteva essere un po’ più amato, un po’ più simpatico, ed è questo che voglio cambiare. Voglio portare nell’ambiente un po’ più di calore, un po’ più di onestà e un po’ più di me”

Dopo scandali e accuse la coppia d’oro di Middlesbrough lasciò la città di Derby per la più assolata Brighton. Altri tempi quelli, una coppia di allenatori vincenti ripartiva da zero, dalla terza categoria per essere precisi. Ancora una volta Clough e Taylor partivano dal fondo. Tanta era la sicurezza in loro stessi che non il denaro era la variabile delle loro scelte, ma la difficoltà di centrare la vittoria. Più è grande l’impresa, maggiore è la gloria. Altri tempi, come detto. Il destino però, a volte è baro e non diede a Clough nemmeno il tempo di terminare la stagione con il Brighton&Hove Albion che Don Revie lasciò il Leeds per allenare la nazionale inglese. Lo United era senza allenatore. Nessuno avrebbe mai immaginato quello che sarebbe accaduto dopo. In una delle scelte più strane e inspiegabili del calcio, Clough prese il posto di Revie, l’eterno nemico. Lui che per tutto il suo periodo al Derby non risparmiava critiche e sfottò a Bremner&Co. Al Leeds nessuno lo avrebbe mai amato, dai giocatori ai tifosi, eppure Clough accettò l’incarico. Non fu una scelta facile. Non lo fu anche perchè Taylor non lo seguì. Era da solo nella fossa dei leoni. È difficile lavorare in un ambiente in cui tutti remano contro. Nelle sue dichiarazioni Clough prometteva ai tifosi di continuare la tradizione vincente dello United, ma con uno stile diverso. Mai più si giocherà sporco. Fu esonerato dopo 44 giorni.

Brian Clough
Brian Clough di Davide Mazzuchin

 

IL NOTTINGHAM FOREST E LA GLORIA ETERNA

“Sono commosso. Qualunque cosa succeda sarò sempre grato ai giocatori, ai miei giocatori, per avermi restituito fiducia nella natura umana”

I migliori non sono quelli che non cadono mai, ma quelli che dopo essere caduti diventano ancora più forti. La grandezza di Clough è tutta qui. Non sceglieva ostacoli difficili. No, lui sceglieva missioni impossibili. Chi oggi dopo aver vinto lo scudetto e allenato la squadra più forte di un’intera nazione sceglierebbe di ricominciare dalla Seconda Divisione (di nuovo!) in un club sull’orlo della bancarotta? Non ci pensate troppo perchè la risposta è nessuno. Dopo quei maledetti giorni fu il turno del Nottingham Forest. Un città industriale continuamente turbata dagli scioperi di thatcheriana memoria. Il contesto per Clough non era dei migliori, ma a lui piaceva così. Oltretutto al Nottingham ritrovò il suo braccio destro, il suo Sancho Panza. Clough e Taylor la coppia era tornata più forte che mai, più affamata che mai. Da un lato il più grande talent scount di quegli anni (Taylor), dall’altro il Re Mida del calcio inglese (Clough). Il primo anno conquistarono la promozione e l’anno successivo vinsero il titolo con quattro giornate di anticipo e con il record di 42 partite senza sconfitte. Troppo poco. Clough era troppo pieno di sé per accontentarsi dei confini nazionali. Voleva la coppa dalle grandi orecchie, quella che nel ’73 gli sfuggì di mano. Non la vinse … la rivinse. Una dopo l’altra, nel 1979 e nel 1980, sollevò al cielo la Coppa dei Campioni. Portò in 5 anni una squadra di seconda categoria a vincere il torneo più importante dell’intero continente. Nessuno come lui, né allora né oggi. Il resto è solo storia, accuse e sconfitte. Il declino arriva per tutti.
Ecco a voi la storia di un eroe. Non di quelli che si leggono sui libri, ma un eroe del calcio, quello vero. Ogni volta partire da zero, ogni volta affrontare sfide più difficili, perennemente lì sulla panchina a sfidare i propri limiti. È la grandezza signore e signori, tutto qui.

“Non direi di essere il miglior allenatore al mondo, ma sono sicuramente nella top one”

Autore

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